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COMPLESSO DI SANTO SPIRITO IN SASSIA

RESTAURO E VALORIZZAZIONE Il palazzo del Commendatore fa parte di un più ampio complesso architettonico noto come “Santo Spirito in Sassia”, il cui nome deriva dalla Schola Saxonum istituita dal re dei sassoni Giovanni Senzaterra come xenodochio, ossia ricovero per pellegrini. Sorge in un’area occupata dagli Horti Agrippinae, presenti in parte al livello delle fondamenta e interessati da un ulteriore progetto d’intervento rientrante nell’ambito del PNRR. Il palazzo, voluto da Bernardino Cirillo, primo commendatore del Santo Spirito, fu edificato ad opera dell’architetto Giovanni Lippi a partire dagli anni 1568-1571; il chiostro viene completato nel 1582 grazie al monsignor Giovanni Battista Ruini e vengono attestati poi, nel palazzo, ulteriori lavori nel 1711. L’attuale intervento di restauro sta interessando in prima battuta il restauro delle coperture lignee degli edifici che si affacciano sul chiostro, tanto degradate che, nel periodo immediatamente precedente l’inizio dei lavori, una zona ha richiesto l’interdizione al passaggio pedonale. In contemporanea i lavori sono iniziati anche sulla Porta Santo Spirito al fine di rimuovere la vegetazione infestante e le croste nere dal travertino. La porta è stata progettata da Antonio da Sangallo nel 1543 ed in parte realizzata con pietre di riuso, trasformando la Postrerula Saxonum in una porta trionfale. Con l’improvvisa morte di Antonio, la tradizione vuole che Michelangelo Buonarroti, che criticò la costruzione, la lasciò volutamente incompiuta. Nell’Ottocento fu poi eseguito il passaggio pensile per collegare la Villa Barberini con il complesso. I lavori del PNRR proseguiranno con il restauro delle superfici sia della facciata sia del monumentale chiostro, quali quelle di colonne e capitelli, portali, mensole in pietra e stemmi compositi, paramenti a faccia vista, volte e pareti intonacate e dipinte, sculture in marmo ed inoltre, sulla sommità del loggiato superiore — al centro, di fronte l’ingresso —, un telo posizionato da tempo potrà svelare, grazie ai restauri, all’ombra di un galero prelatizio (cappello con nappe), l’orologio settecentesco a sei ore con la lancetta a forma di ramarro cesellato. La situazione generale del chiostro è molto interessante perché presenta superfici che non sono state oggetto di restauri recenti e quindi, conservano intatte la loro storia e le trasformazioni che si sono aggiunte nel tempo.
Scheda catalografica cantiere
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Bene oggetto di restauro
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