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Concluso il restauro della Villa romana al Cimitero Flaminio

Al termine dei lavori eseguiti grazie a un finanziamento PNRR-Caput Mundi, la Soprintendenza Speciale di Roma presenta al pubblico un sito archeologico di grande interesse. I lavori hanno riguardato la bonifica dell’area, il restauro delle murature e di parte dei pavimenti musivi, un nuovo percorso di visita anche per persone a ridotta mobilità e una nuova pannellistica.
Il gruppo di lavoro è stato costituito da: Barbara Porcari (Rup), Alessandra Fassio (DL), Flaminia Liberati (Supporto al RUP), Andrea Venier e Barbara Ciarrocchi (ispettori di cantiere); l’impresa affidataria è stata la Piacenti S.p.A.
Il complesso venne in luce nel 1942 durante la costruzione del Cimitero Flaminio, il più grande d’Italia, a cura del Comune di Roma e nel 1985 entrò a far parte dei beni in consegna all’allora Soprintendenza Archeologica di Roma.
La Villa, di epoca augustea con ampliamenti successivi, fu costruita tra la via Tiberina e la via Flaminia, su una collina tufacea regolarizzata con due terrazzamenti artificiali. Sul terrazzamento superiore, con vista panoramica verso il fiume Tevere, venne edificata la parte residenziale con un grande portico colonnato, pavimenti a mosaico e un impianto termale con vasche per il calidarium, il tepidarium e il frigidarium. Nel terrazzamento inferiore venne costruito un mausoleo di famiglia che rappresenta la prima attestazione di uso funerario dell’area.
Tra le terme e l’impianto residenziale era un’area libera utilizzata come giardino, arricchito da sculture marmoree e una grande fontana scenografica.
Nel sottosuolo sono presenti diversi cunicoli idraulici per la raccolta delle acque, ove la Soprintendenza ha effettuato indagini speleologiche che hanno permesso di disegnare un’accurata planimetria della rete idraulica.
Nel III secolo parte del settore abitativo venne trasformato in area produttiva con vasche per la pigiatura del vino e grandi dolia interrati per la conservazione del prodotto.
Sebbene l’impianto sia stato completamente spoliato dopo il suo abbandono, la ricchezza dei materiali architettonici e decorativi frammentari rinvenuti, la vicinanza alla Villa di Livia oltre al rinvenimento di una epigrafe dedicatoria a Caio o Lucio Cesare, nipoti dell’imperatore Augusto, portano a ritenere che la Villa al Cimitero appartenesse a un personaggio di alto rango o facesse parte delle proprietà imperiali.